Storie Zen (by Le Roy)


da "101 Storie Zen" (Adelphi)

5. Se ami, ama apertamente
Venti monaci e una monaca, che si chiamava Eshun, facevano esercizio di meditazione con un certo maestro Zen.
Nonostante la sua testa rapata e il suo abito dimesso, Eshun era molto carina. Diversi monaci si innamorarono segretamente di lei.
Uno di questi le scrisse una lettera d'amore, insistendo per vederla da sola.
Eshun non rispose. Il giorno dopo il maestro fece lezione ai suoi discepoli, e alla fine della conferenza Eshun si alzò. Rivolgendosi a quello che le aveva scritto, disse: "Se veramente mi ami tanto, vieni qui e prendimi subito tra le tue braccia".

7. Annuncio
Nel suo ultimo giorno di vita Tanzan scrisse sessanta cartoline postali e incaricò un suo assistente di impostarle. Poi morì.Sulle cartoline c'era scritto:
Sto per andarmene da questo mondo.
Questo è il ultimo annuncio.
Tanzan 27 luglio 1892

18. Una parabola
In un sutra, Buddha raccontò una parabola: un uomo che camminava per un campo si imbatté in una tigre. Si mise a correre, tallonato dalla tigre. Giunto a un precipizio, si afferrò alla radice di una vite selvatica e si lasciò penzolare oltre l'orlo. La tigre lo fiutava dall'alto. Tremando, l'uomo guardò giù, dove, in fondo all'abisso, un'altra tigre lo aspettava per divorarlo. Soltanto la vite lo reggeva. Due topi, uno bianco e uno nero, cominciarono a rosicchiare pian piano la vite. L'uomo scorse accanto a sé una bellissima fragola. Afferrandosi alla vite con una mano sola, con l'altra spiccò la fragola.
Com'era dolce!

44. Il ladro che diventò discepolo
Una sera, mentre Shichiri Kojun stava recitando i sutra, entrò un ladro con una spada affilata e gli ordinò di dargli il denaro se non voleva essere ucciso.
Shichiri gli disse: «Non mi disturbare. Il denaro lo troverai in quel cassetto». Poi si rimise a recitare.
Poco dopo si interruppe e gridò: «Non prendertelo tutto. Domani me ne serve un po' per pagare le tasse». L'intruso aveva arraffato quasi tutto il denaro e stava per andarsene. «Ringrazia, quando ricevi un regalo» soggiunse Shichiri. L'uomo lo ringraziò e andò via.
Alcuni giorni dopo quel tale fu preso e confessò, tra gli altri, il furto ai danni di Shichiri.
Quando fu chiamato come testimone, Shichiri disse: «Quest'uomo non è un ladro, almeno per quanto mi riguarda. Io gli ho dato il denaro e lui mi ha detto grazie».
Dopo avere scontato la pena, l'uomo andò da Shichiri e divenne suo discepolo.

47. L'artista taccagno
Gessen era un monaco artista. Prima di mettersi a disegnare o a dipingere, insisteva sempre perché lo pagassero in anticipo, e i suoi compensi erano molto alti. Tutti lo conoscevano come "l'artista taccagno". Una volta una geisha gli ordinò un dipinto.
"Quanto puoi pagare?" chiese Gessen.
"Quello che vuoi tu", rispose la ragazza "ma voglio che tu faccia il lavoro davanti a me".
Così un certo giorno Gessen fu chiamato dalla geisha. Ella dava una festa per il suo protettore. Gessen, con eleganti pennellate, fece il dipinto. Quando lo finì, chiese la cifra più alta di quel tempo.
Ricevette la somma. Allora la geisha, rivolgendosi al suo protettore, disse: "Quest'artista non vuole che il denaro. I suoi dipinti sono belli ma la sua mente è sudicia; il denaro l'ha trasformato in una melma. Uscita da una mente così sporca, la sua opera non è degna di essere esposta. È a malapena adatta per una delle mie sottovesti".
E togliendosi l'abito, chiese a Gessen di fare un'altra pittura sul dietro della sua sottoveste.
"Quanto mi paghi?" domandò Gessen.
"Oh, qualunque somma" rispose la ragazza. Gessen stabilì una cifra spropositata, fece il dipinto come gli era stato chiesto di farlo e se ne andò.
In seguito si seppe che Gessen era tanto avido di denaro per queste ragioni. Spesso la sua provincia era afflitta da una terribile carestia. I ricchi non aiutavano i poveri, così Gessen aveva un magazzino segreto, ignoto a tutti, che lui teneva sempre pieno di grano, pronto per quei casi di emergenza. La strada che portava dal suo villaggio al Santuario Nazionale era in pessimo stato e per molti pellegrini il viaggio era estremamente disagevole. Lui voleva costruire una strada migliore. Il suo insegnante era morto senza portare a compimento il desiderio di costruire un tempio, e Gessen voleva terminare questo tempio per lui. Quando Gessen riuscì a realizzare questi tre desideri, buttò via i pennelli e gli attrezzi da pittore e, ritiratosi sulle montagne, non dipinse mai più.

57. Le porte del paradiso
Un soldato che si chiamava Nobushige andò da Hakuin e gli domandò:
"C'è davvero un paradiso e un inferno?". "Chi sei?" volle sapere Hakuin.
"Sono un samurai" rispose il guerriero.
"Tu un soldato!" rispose Hakuin. "Quale governante ti vorrebbe come sua guardia? Hai una faccia da accattone!".
Nobushige montò così in collera che fece per snudare la spada, ma Hakuin continuò: "Sicchè hai una spada! Come niente la tua arma è troppo smussata per tagliarmi la testa".
Mentre Nobushige snudava la spada, Hakuin osservò: "Qui si aprono le porte dell'inferno!".
A queste parole il samurai, comprendendo l'insegnamento del maestro, rimise la spada nel fodero e fece un inchino.
"Ora si aprono le porte del paradiso" disse Hakuin.

62. Nelle mani del destino
Un grande guerriero giapponese che si chiamava Nobunaga decise di attaccare il nemico sebbene il suo esercito fosse
numericamente soltanto un decimo di quello avversario. Lui sapeva che avrebbe vinto, ma i suoi soldati erano dubbiosi.
Durante la marcia si fermò a un tempio shintoista e disse ai suoi uomini: "Dopo aver visitato il tempio butterò una moneta. Se viene testa vinceremo, se viene croce perderem. Siamo nelle mani del destino".
Nobunaga entrò nel tempio e pregò in silenzio. Uscì e gettò una moneta. Venne testa. I suoi soldati erano così impazienti di battersi che vinsero la battaglia senza difficoltà. "Nessuno può cambiare il destino" disse a Nobunaga il suo aiutante dopo la battaglia. "No davvero" disse Nobunaga, mostrandogli una moneta che aveva testa su tutt'e due le facce.

76. La mente di pietra
Hogen, un insegnante cinese di Zen, viveva tutto solo in un piccolo tempio in campagna.
Un giorno arrivarono quattro monaci girovaghi e gli chiesero se potevano accendere un fuoco nel suo cortile per scaldarsi.
Mentre stavano preparando la legna, Hogen li sentì discutere sulla soggettività e sull'oggettività. Andò loro accanto e disse: "Ecco questa grossa pietra. Secondo voi, è dentro o fuori della vostra mente?".
Uno dei monaci rispose: "Dal punto di vista del Buddhismo, tutto è un'oggettivazione della mente, perciò direi che la pietra è nella mia mente".
"Devi sentirti la testa molto pesante," osservò Hogen "se te ne vai in giro portandoti nella mente una pietra come questa".


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