Era una mattina destate di molto tempo fa, una come ce ne sono tante anche oggi ma allo stesso tempo diversa; lalba
era ormai imminente e sulla pelle sentivo la freschezza e lumidità che la notte andandosene avrebbe portato via con sé;
Dallalto di una collina lo sguardo dominava campi e distese erbose e la mente vagava alla ricerca di qualcosa; il sonno
non era giunto quella notte e le idee si erano affollate numerose inscindibilmente legate a sentimenti contrastanti.
Era stata una decisione triste ma era stata presa; era da tanto tempo che aspettava di essere colta e ogni giorno rendeva
la vita più difficile da essere vissuta. Mio figlio e mia moglie dormivano ancora quando nella notte mi alzai e li guardai
per, forse, lultima volta.
Li baciai ed avvicinai a lei quel biglietto che avevo scritto anni prima quando dopo essermi lanciato con disperazione
sotto una tempesta piangendo e gridando la mia rabbia al cielo decisi di partire.
Non so perché mi fu dato questo cuore ma ogni fiore chiede solo di poter sbocciare e quel giorno fu linizio di qualcosa
di nuovo.
Strano ma mi sentii felice.
Non so cosa cercasse il mio cuore ma quella mattina era talmente piena di promesse da aqquietare il male che aveva
sconvolto la notte.
Ricordo che presi una strada qualunque, non sapevo esattamente dove andare; forse non era un posto in cui andare,
forse era una persona da trovare; forse nemmeno quello; forse non cerano risposte per le mie domande. Solo
domande.
No non poteva essere così. Se cera questa cosa chiamata mondo, universo, uomo forse doveva esserci qualche Dio da
qualche parte; un Dio che non avrebbe dimenticato la sua creazione; un Dio per poter dare un significato a questa
sofferenza e questo desiderio di superare ciò che noi siamo fino nel più profondo di noi stessi: Uomini.
Ed era il desiderio struggente di trovare me stesso qualunque cosa fosse che tormentava le mie giornate redendole aspre
e prive di qualsiasi gioia. Una cosa allora già sapevo ed era che non avrei potuto mai avere risposte là vicino alla mia
donna e al mio bambino al riparo dalle intemperie della strada.
Così partii
Viaggiai diverso tempo fino a raggiungere una lontana città chiamata Benares in cui si diceva vivere un santo che forse
avrebbe sanato le mie ferite. La strada era stata lunga, difficile ma la vita era fluita potente dentro di me e ciò che
vedevo, provavo e imparavo accerscevano il mio cuore di nuove e sempre più profonde emozioni.
Una montagna non era più solo una montagna ma era quella montagna distinta da tutte le altre montagne; un albero non
era più solo un albero ma era un universo a se stante, immenso; separato da tutti gli altri alberi, anche della stessa specie.
Godevo ora del silenzio delle montagne come del rumore della risacca del mare sulla spiaggia. Il mio Io era travolto dal
suono della vita e gioivo con lei, mi disperavo con lei e urlavo con lei fino alle vette più alte e fino agli abissi più profondi
ovunque essa avesse scritto il suo nome.
Arrivai a quella città una mattina; non fu difficile trovare colui che stavo cercando ma lo trovai seduto, impassibile,
imperscrutabile in cima ad una collina lo sguardo fisso su una grande moltitudine di persone che aspettavano una sua
parola.
Il tempo passava e le persone intorno a me divenivano di momento in momento più nervose; ma lui era là ad osservarci
immobile come pronto a balzare sulla folla al pari di una fiera affamata.
Ad un certo punto molte delle persone che erano presenti se ne andarono e pochi rimasero con lo sguardo fisso sulle sue
labbra come ad attendere una sentenza di morte.
Allora egli si mosse. Prese un fiore tra le dita e lo fece ruotare tra di esse. Fu la cosa più vera, più profonda, più grande
che potesse fare e capii.
Sorrisi e lui guardandomi ricambiò; si alzo e se ne andò. Così feci anche io; in quel piccolo e remoto istante avevo
appreso da lui tutto il suo grande insegnamento. Ma dire così sarebbe come dire che lui mi ha trasmesso qualcosa; cosa
che ha fatto e non ha fatto. Nel mio viaggio avevo raggiunto non solo gli estremi del mondo ma anche di me stesso e li
avevo superati; superati come si supera la parte più elevata di un passo quando ormai si è in cima alla salita.
Avevo dato risposta alle mie vecchie domande e rassicurato il mio cuore tormentato ma ne avevo create anche delle
altre e altre ancora ma sapevo ora con sicurezza di poter rispondere anche a queste;basterà raggiungere nuovi confini e
limiti perché le domande si rispondano da sole.
E forse questo avrei potuto farlo anche là dove qualcuno ancora mi aspettava.